Quando si decide di acquistare online, la verifica della validità del numero di partita IVA della società a cui è collegato il sito web è sempre un controllo che converrebbe fare per accertarsi dell'identità commerciale del venditore.
Sul sito ufficiale della fiscalità e dell'unione doganale è presente un tool, che permette di effettuare questo tipo di verifica in modo semplice e veloce. Tuttavia, questa procedura può essere utilizzata solo manualmente da un utente, e quindi non è possibile pensare di implementarla come funzionalità automatica all'interno di un'applicazione.
Per far fronte a questa problematica, il sito in questione ha messo a disposizione un servizio web, che può essere facilmente integrato nell'ambiente di Visual Studio con il supporto del framework .NET.
Quello che occorre è esclusivamente l'aggiunta al progetto di una classe proxy, contenente le funzioni e i metodi utili per l'implementazione asincrona del servizio web; quest'ultima si ottiene ricorrendo al prompt di Visual Studio, disponibile nella sezione Strumenti e inviando il comando:wsdl http://ec.europa.eu/taxation_customs/vies/checkVatService.wsdl
giovedì 29 luglio 2010
Negli Stati Uniti le carte di credito "prendono" da chi ha un reddito più basso e "danno" a chi ha di più.
Una sorta di Robin Hood della finanza...ma all'incontrario. Negli Stati Uniti le carte di credito "prendono" da chi ha un reddito più basso e "danno" a chi ha di più. Si potrebbe pensare che l'affermazione arrivi da qualche sito internet anti-capitalista o da qualche attivista che odia Wall Street. E invece no. Il tema è rilanciato da un serissimo studio della Federal reserve americana di Boston, a cura di Scott Schuh, Oz Shy e Joanna Stavins. Gli economisti che, per l'appunto, hanno analizzato l'impatto dell'uso delle credit card sulla distribuzione della ricchezza tra le famiglie a stelle e strisce.
Cosa salta fuori dalla ricerca? La risposta è abbastanza netta: c'è un trasferimento di ricchezza da chi non usa la moneta di plastica, in genere famiglie con minore reddito, da chi invece ne fa grande uso. Un meccanismo che, a leggere il paper della Fed, è causato da una duplice causa.
Il meccanismo del trasferimento
In primis, sottolineano gli esperti, bisogna ricordare che i commercianti, per prendere parte al circuito telematico delle carte di credito, pagano una commissione agli "acquires" (cioè le banche che stipulano le convenzioni con gli esercenti e, dietro il versamento della fee, versano i soldi al commerciante stesso). Ebbene, questi costi il commerciante li scarica sul consumatore, su Mr e Mrs Smith. Come? Alzando il prezzo del bene in vendita, ma senza fare alcuna distinzione tra chi usa la carta di credito e chi no. In questo modo, chi compra in contanti, di fatto, paga anche il servizio di chi sfrutta la credit card.
Ma non è solo questo. Per spingerne la diffusione, alle carte di credito sono spesso "legati" programmi premio quali, per esempio, la raccolta punti per viaggi aerei. Ebbene «parte di questi programmi -dice uno degli autori della ricerca, Oz Shy, al sole24ore.com - sono finanziati attraverso le commissioni dei commercianti». Che a loro volta, lo abbiamo visto, sono "recuperati" con un rialzo dei prezzi finali. Quindi, di nuovo, chi compra in contanti si paga, almeno in parte, il servizi della credit card.
Chi usa la carta di credito ha più reddito
In questo modo, di fatto, c'è un trasferimento di ricchezza da chi usa il contante a favore di chi ha il soldo di plastica. Uno spostamento che è "regressivo", cioè da chi ha di meno in favore di chi ha di più. Gli esperti della Fed, infatti, mostrano come più il reddito sale e più la credit card viene usata. Per esempio, tra le famiglie con un reddito annuo minore a 20.000 dollari solo il 42% ha il denaro plastificato; la percentuale balza al 97% tra i nuclei famigliari che possono vantare uno stipendio compreso tra 120.000 e 150.000 dollari. Il trend, peraltro, è confermato anche dalla spesa con carta di credito sul totale dei consumi: si passa dall'8,4% ( sotto i 20.000 dollari) al 27,6% sopra i 150.000 dollari. Insomma, chi più ha più sfrutta la moneta elettronica.
Cosa salta fuori dalla ricerca? La risposta è abbastanza netta: c'è un trasferimento di ricchezza da chi non usa la moneta di plastica, in genere famiglie con minore reddito, da chi invece ne fa grande uso. Un meccanismo che, a leggere il paper della Fed, è causato da una duplice causa.
Il meccanismo del trasferimento
In primis, sottolineano gli esperti, bisogna ricordare che i commercianti, per prendere parte al circuito telematico delle carte di credito, pagano una commissione agli "acquires" (cioè le banche che stipulano le convenzioni con gli esercenti e, dietro il versamento della fee, versano i soldi al commerciante stesso). Ebbene, questi costi il commerciante li scarica sul consumatore, su Mr e Mrs Smith. Come? Alzando il prezzo del bene in vendita, ma senza fare alcuna distinzione tra chi usa la carta di credito e chi no. In questo modo, chi compra in contanti, di fatto, paga anche il servizio di chi sfrutta la credit card.
Ma non è solo questo. Per spingerne la diffusione, alle carte di credito sono spesso "legati" programmi premio quali, per esempio, la raccolta punti per viaggi aerei. Ebbene «parte di questi programmi -dice uno degli autori della ricerca, Oz Shy, al sole24ore.com - sono finanziati attraverso le commissioni dei commercianti». Che a loro volta, lo abbiamo visto, sono "recuperati" con un rialzo dei prezzi finali. Quindi, di nuovo, chi compra in contanti si paga, almeno in parte, il servizi della credit card.
Chi usa la carta di credito ha più reddito
In questo modo, di fatto, c'è un trasferimento di ricchezza da chi usa il contante a favore di chi ha il soldo di plastica. Uno spostamento che è "regressivo", cioè da chi ha di meno in favore di chi ha di più. Gli esperti della Fed, infatti, mostrano come più il reddito sale e più la credit card viene usata. Per esempio, tra le famiglie con un reddito annuo minore a 20.000 dollari solo il 42% ha il denaro plastificato; la percentuale balza al 97% tra i nuclei famigliari che possono vantare uno stipendio compreso tra 120.000 e 150.000 dollari. Il trend, peraltro, è confermato anche dalla spesa con carta di credito sul totale dei consumi: si passa dall'8,4% ( sotto i 20.000 dollari) al 27,6% sopra i 150.000 dollari. Insomma, chi più ha più sfrutta la moneta elettronica.
L’Fbi arresta l’hacker più ricercato del mondo
L’Fbi arresta l’hacker più ricercato del mondo
MAURIZIO MOLINARI PER LA STAMPA -
Iserdo è caduto in trappola in una strada di Maribor, in Slovenia: era l’hacker più ricercato dall’Fbi e gli agenti federali sono riusciti ad ammanettarlo al termine di un’indagine durata cinque mesi, che ha coinvolto 190 nazioni e che, per dimensioni e mezzi impiegati, non ha nulla da invidiare alla caccia ai terroristi di Al Qaeda.
Ad appena 23 anni Iserdo, questo il soprannome del ragazzo da hacker, era riuscito a creare nel dicembre 2008 un «botnet» che ha colpito almeno la metà delle 1000 aziende che compaiono nella classifica di Fortune e circa 40 delle maggiori banche internazionali. L’intenzione è stata sin dall’inizio quella di svaligiare le imprese più ricche del Pianeta adoperando i loro computer come se fossero dei Cavalli di Troia, per entrare nelle casseforti senza neanche farsi vedere. Il «botnet» è infatti un network di computer dirottati. Iserdo lo aveva creato vendendo - per cifre che andavano dai 500 ai 1300 dollari - un particolare virus informatico ad altri hacker, un virus che assicurava la possibilità di infiltrarsi nel computer della vittima designata a sua totale insaputa, impossessandosi dei dati bancari, dei codici delle carte di credito, delle password e delle identità personali in maniera tale da spostare illegalmente fondi per una cifra complessiva difficile da stimare, ma comunque da capogiro.
Come ha spiegato dopo l’arresto Jeffrey Troy, vice direttore della divisione cybernetica dell’Fbi, «Iserdo era l’equivalente di un boss del crimine organizzato che fornisce a delinquenti comuni chiavi di porte, informazioni dettagliate sugli orari dei proprietari e mappe delle case da svaligiare, facendo attenzione a non esporsi mai in prima persona». A tradire questa sorta di gangster del web sono stati tre pesci piccoli, ovvero tre hackers spagnoli che la polizia di Madrid ha arrestato cinque mesi fa, ottenendo da loro le informazioni che hanno messo l’Fbi sulla pista giusta.
Una volta individuato in Slovenia il rifugio dell’hacker, l’Fbi ha avvertito la polizia criminale di Lubiana ed è stato messo a segno il blitz che ha portato all’arresto. Per il «botnet» più aggressivo finora creato su Internet, Iserdo aveva scelto il nome spagnolo di «Mariposa» - farfalla - perché il virus riusciva a posarsi sul computer delle vittime senza che nessuno se ne accorgesse. In queste ore l’Fbi sta mettendo assieme tutti i tasselli, prevedendo «numerosi arresti nelle prossime settimane» in più Continenti. Per l’esperto di sicurezza online Rik Ferguson, interpellato dalla tv Bbc, «il tallone d’Achille di Mariposa si è rivelato essere l’eccessivo successo avuto» ovvero «la facilità con cui si è diffuso esponendo il creatore al rischio di essere identificato». La debolezza dei «botnet» è infatti proprio nelle dimensioni: più si allargano più si espongono al rischio di essere scoperti e smantellati. L’indagine resta tuttavia circondata dal più stretto riserbo al fine di non perdere l’effetto sorpresa: la vera identità di Iserdo non è stata resa nota, si sa solamente che l’arresto è avvenuto a Maribor dieci giorni fa e che l’hacker è stato rilasciato, probabilmente perché ha accettato di collaborare, e si trova adesso in una località top secret.
Neanche i reati per cui è incriminato sono stati resi pubblici, proprio come avviene nel caso dei terroristi di Al Qaeda detenuti in località segrete o imprigionati a Guantanamo. Di certo, la collaborazione del super hacker è più importante dell’arresto perché può consentire agli inquirenti di accelerare l’identificazione dell’esercito di piccoli criminali cybernetici che ha creato, inviando ad ognuno di loro una semplice email con allegato il pacchetto contenente il virus con cui aggredire banche e aziende finanziarie per un totale di almeno 12 milioni di computer.
Per arrivare a Iserdo l’Fbi ha creato una task force di cento alti funzionari, arruolando contractors civili, giovani ricercatori cybernetici e esperti di Internet che sono riusciti a ricostruire le diramazioni del «botnet» in 190 nazioni nonché una struttura informatica del virus molto sofisticata, come dimostra il fatto che era più impenetrabile del «botnet» che questa primavera ha aggredito Google in Cina rubando gli indirizzi email di molti dissidenti. «Mariposa era senza dubbio uno dei più estesi botnet del mondo» ha aggiunto Troy, spiegando che adesso la task force si concentrerà sul prossimo obiettivo ovvero il «botnet» denominato «Conflicker» che spinge i computer a «creare danaro in maniera ordinaria, inviando migliaia di spam oppure diffondendo falsi software antivirus» attraverso Internet.
MAURIZIO MOLINARI PER LA STAMPA -
Iserdo è caduto in trappola in una strada di Maribor, in Slovenia: era l’hacker più ricercato dall’Fbi e gli agenti federali sono riusciti ad ammanettarlo al termine di un’indagine durata cinque mesi, che ha coinvolto 190 nazioni e che, per dimensioni e mezzi impiegati, non ha nulla da invidiare alla caccia ai terroristi di Al Qaeda.
Ad appena 23 anni Iserdo, questo il soprannome del ragazzo da hacker, era riuscito a creare nel dicembre 2008 un «botnet» che ha colpito almeno la metà delle 1000 aziende che compaiono nella classifica di Fortune e circa 40 delle maggiori banche internazionali. L’intenzione è stata sin dall’inizio quella di svaligiare le imprese più ricche del Pianeta adoperando i loro computer come se fossero dei Cavalli di Troia, per entrare nelle casseforti senza neanche farsi vedere. Il «botnet» è infatti un network di computer dirottati. Iserdo lo aveva creato vendendo - per cifre che andavano dai 500 ai 1300 dollari - un particolare virus informatico ad altri hacker, un virus che assicurava la possibilità di infiltrarsi nel computer della vittima designata a sua totale insaputa, impossessandosi dei dati bancari, dei codici delle carte di credito, delle password e delle identità personali in maniera tale da spostare illegalmente fondi per una cifra complessiva difficile da stimare, ma comunque da capogiro.
Come ha spiegato dopo l’arresto Jeffrey Troy, vice direttore della divisione cybernetica dell’Fbi, «Iserdo era l’equivalente di un boss del crimine organizzato che fornisce a delinquenti comuni chiavi di porte, informazioni dettagliate sugli orari dei proprietari e mappe delle case da svaligiare, facendo attenzione a non esporsi mai in prima persona». A tradire questa sorta di gangster del web sono stati tre pesci piccoli, ovvero tre hackers spagnoli che la polizia di Madrid ha arrestato cinque mesi fa, ottenendo da loro le informazioni che hanno messo l’Fbi sulla pista giusta.
Una volta individuato in Slovenia il rifugio dell’hacker, l’Fbi ha avvertito la polizia criminale di Lubiana ed è stato messo a segno il blitz che ha portato all’arresto. Per il «botnet» più aggressivo finora creato su Internet, Iserdo aveva scelto il nome spagnolo di «Mariposa» - farfalla - perché il virus riusciva a posarsi sul computer delle vittime senza che nessuno se ne accorgesse. In queste ore l’Fbi sta mettendo assieme tutti i tasselli, prevedendo «numerosi arresti nelle prossime settimane» in più Continenti. Per l’esperto di sicurezza online Rik Ferguson, interpellato dalla tv Bbc, «il tallone d’Achille di Mariposa si è rivelato essere l’eccessivo successo avuto» ovvero «la facilità con cui si è diffuso esponendo il creatore al rischio di essere identificato». La debolezza dei «botnet» è infatti proprio nelle dimensioni: più si allargano più si espongono al rischio di essere scoperti e smantellati. L’indagine resta tuttavia circondata dal più stretto riserbo al fine di non perdere l’effetto sorpresa: la vera identità di Iserdo non è stata resa nota, si sa solamente che l’arresto è avvenuto a Maribor dieci giorni fa e che l’hacker è stato rilasciato, probabilmente perché ha accettato di collaborare, e si trova adesso in una località top secret.
Neanche i reati per cui è incriminato sono stati resi pubblici, proprio come avviene nel caso dei terroristi di Al Qaeda detenuti in località segrete o imprigionati a Guantanamo. Di certo, la collaborazione del super hacker è più importante dell’arresto perché può consentire agli inquirenti di accelerare l’identificazione dell’esercito di piccoli criminali cybernetici che ha creato, inviando ad ognuno di loro una semplice email con allegato il pacchetto contenente il virus con cui aggredire banche e aziende finanziarie per un totale di almeno 12 milioni di computer.
Per arrivare a Iserdo l’Fbi ha creato una task force di cento alti funzionari, arruolando contractors civili, giovani ricercatori cybernetici e esperti di Internet che sono riusciti a ricostruire le diramazioni del «botnet» in 190 nazioni nonché una struttura informatica del virus molto sofisticata, come dimostra il fatto che era più impenetrabile del «botnet» che questa primavera ha aggredito Google in Cina rubando gli indirizzi email di molti dissidenti. «Mariposa era senza dubbio uno dei più estesi botnet del mondo» ha aggiunto Troy, spiegando che adesso la task force si concentrerà sul prossimo obiettivo ovvero il «botnet» denominato «Conflicker» che spinge i computer a «creare danaro in maniera ordinaria, inviando migliaia di spam oppure diffondendo falsi software antivirus» attraverso Internet.
martedì 27 luglio 2010
Wikipedia censura anche Serafino Massoni.
Sportello informazioni [modifica]
Per cortesia, finiscila di inserire in quella sede un'informazione del tutto irrilevante in tale contesto ed in molteplice copia. -- Rojelio (dimmi tutto) 18:06, 7 set 2007 (CEST)
Gentile Serafino massoni,
al prossimo contributo contrario alle linee guida di Wikipedia scatterà un blocco in scrittura sulla tua utenza, pertanto questo è l'ultimo invito a collaborare in modo costruttivo.
Per favore, rispetta il lavoro altrui: segui le regole e usa il buon senso.
Ultima occasione per leggere e capire quanto ho precedentemente scritto. -- Rojelio (dimmi tutto) 18:12, 7 set 2007 (CEST) Caro amico, va bene
Serafino Massoni è un mito!
Per cortesia, finiscila di inserire in quella sede un'informazione del tutto irrilevante in tale contesto ed in molteplice copia. -- Rojelio (dimmi tutto) 18:06, 7 set 2007 (CEST)
Gentile Serafino massoni,
al prossimo contributo contrario alle linee guida di Wikipedia scatterà un blocco in scrittura sulla tua utenza, pertanto questo è l'ultimo invito a collaborare in modo costruttivo.
Per favore, rispetta il lavoro altrui: segui le regole e usa il buon senso.
Ultima occasione per leggere e capire quanto ho precedentemente scritto. -- Rojelio (dimmi tutto) 18:12, 7 set 2007 (CEST) Caro amico, va bene
Serafino Massoni è un mito!
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